Ultima modifica: 21 Marzo 2025
Istituto Comprensivo Statale Gattamelata > Colorni, Morpurgo: l’identità della scuola “Eugenio Colorni”

Colorni, Morpurgo: l’identità della scuola “Eugenio Colorni”

Foto di Eugenio Colorni

Eugenio Colorni

Cos’è una scuola? Cos’è che la rende ciò che è? È forse il suo edificio, i suoi muri? La sua posizione? O sono piuttosto le persone che la vivono: gli insegnanti, gli alunni e le loro famiglie? Quanto conta il nome che porta?

Se ogni anno parte degli alunni e dei docenti cambia, cosa rimane immutato? C’è un’identità profonda, un DNA della scuola che sopravvive nel tempo? Un legame invisibile tra un ragazzo che frequenta oggi e uno che sedeva nella stessa aula cinquant’anni fa?

Forse il DNA di una scuola è l’insieme delle persone che l’hanno attraversata, delle idee che hanno trasmesso, dei valori che hanno lasciato in eredità a chi è venuto dopo.

La nostra scuola porta il nome di Eugenio Colorni. Nel XX secolo, mentre in Europa si affermavano regimi totalitari, Colorni non esitò a impegnarsi nella lotta clandestina: scrisse articoli sotto pseudonimo, mantenne contatti con organizzazioni socialiste all’estero e pagò il prezzo della sua opposizione con l’arresto e il confino a Ventotene. Qui Eugenio Colorni, insieme ad altri studiosi di diversa estrazione, come lui condannati al domicilio coatto, fu capace di leggere con lucidità la situazione in cui versava l’Europa e di individuare soluzioni lungimiranti che ancora oggi costituiscono per i cittadini europei un riferimento fondamentale. Nel maggio del 1944, intercettato dalla banda Koch, venne ferito a morte e morì due giorni dopo, senza poter vedere la realizzazione del sogno per cui aveva lottato.

Ironia della sorte, il suo assassino, Pietro Koch, portò le sue torture a pochi passi dalla nostra scuola, nella fa-

Marcello Morpurgo, primo preside della scuola Colorni

Fonte: http://digital-library.cdec.it/cdec-web/fotografico/search/result.html?personeFotografico=%22Morpurgo%2C+Marcello%22

migerata “Villa Triste” di via Paolo Uccello. Un monito per noi: la libertà non è mai garantita per sempre, va costruita e difesa ogni giorno.

Ma non è solo il nome a definire l’identità di una scuola: è soprattutto il lavoro di chi l’ha abitata, come il primo preside Marcello Morpurgo, che ha introdotto pratiche innovative di partecipazione e responsabilizzazione degli studenti, lasciando un segno tangibile nella memoria di chi ha vissuto quegli anni. All’epoca, il contributo degli alunni alle scelte della scuola non era una prassi consueta e su questi aspetti il nostro istituto anticipò di anni i decreti delegati. Il preside Morpurgo faceva eleggere fra gli alunni due rappresentanti di classe che si riunivano in assemblee a cadenze preordinate per discutere dei vari problemi. A rotazione, squadre di studenti si occupavano della pulizia e della manutenzione della scuola e del giardino, sotto la sua direzione. Anche lui si sporcava le mani: zappava, seminava, trasportava materiali. Aveva creato un giardino bellissimo: sul fronte di via Albani e Paolo Uccello rose rampicanti, glicine e piante; verso la Masseroni, alberi da frutto; mentre il lato campetto era dedicato all’orto.

Al suo fianco, il bidello Rebecchi, descritto come “bidello dalle mani d’oro”. Lui e Morpurgo avevano creato un sistema di irrigazione sotterraneo che correva lungo il perimetro della scuola per nutrire le piante.

Queste figure hanno contribuito a plasmare un’identità, hanno lasciato un’impronta che attraversa le generazioni.

A che punto siamo oggi? La nostra scuola è ancora un luogo dove i ragazzi respirano cultura democratica e impegno civile? Attraverso le nostre scelte e le nostre azioni, riusciamo a trasmettere i valori che hanno guidato Colorni, Morpurgo e tanti altri educatori?

E infine: come ci ricorderanno i nostri studenti? Vedranno nei loro insegnanti e nei loro dirigenti lo stesso spirito di impegno e cura che ha reso questa scuola un luogo speciale? Questo è l’interrogativo che dobbiamo porci ogni giorno, se vogliamo che il DNA della nostra scuola continui a vivere nelle generazioni future.


Alcuni approfondimenti sulla figura di Marcello Morpurgo:

Un grazie particolare alla professoressa Elisabetta Negri, che ha raccolto diverse testimonianze che sono qui riportate: tra le altre, quelle delle professoresse Maria Laura Vecchi, Maria Brambilla, docenti di arte di qualche anno fa. Grazie anche alla professoressa Elisa Bedini.



Questo sito utilizza cookie che ci aiutano a fornire i nostri servizi. Proseguendo nella navigazione accetti l’utilizzo dei cookie. maggiori informazioni

I cookie sono file di puro testo inviati da un sito web direttamente nel computer dell'utente che lo visita. Nei testi normativi vengono spesso definiti come “marcatori”, ma più correttamente dovrebbero essere chiamati “identificatori persistenti”. I cookie nascono, in realtà, come strumenti per semplificare la navigazione online (consentendo al sito di ricordare le scelte dell'utente. Un cookie consente di identificare e riconoscere l'utente (“sono l'utente n. 12453434”), o più esattamente il dispositivo tramite il quale l'utente accede a quel sito. Il riconoscimento permette di realizzare meccanismi di autenticazione (login), di memorizzare dati utili alla sessione di navigazione (preferenze sull'aspetto grafico, sulla lingua del sito), di associare univocamente dati memorizzati dal server (contenuto del carrello di un sito di acquisti online), di tracciare la navigazione dell'utente a fini statistici o anche pubblicitari ( pubblicità personalizzata). Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.Cookie

Chiudi